News | David Simbolotti

7
Ott

La differenza tra obiettivi e intenzioni

Ho letto con molto interesse un articolo sulla Mind Fullness, tra avere obiettivi e avere intenzioni  (trovi qui l’articolo  Obiettivo e intenzione), dove si parla dell’importanza delle intenzioni e meno degli obiettivi.

Concordo con quanto detto nell’articolo che avere chiaro delle intenzioni è molto più potente che avere solo degli obiettivi. Nel mio modo di vedere le cose, faccio delle distinzioni tra Intenzioni e Obiettivi, ma prima vorrei darvi la mia definizione dei termini con cui definisco alcuni concetti.

Secondo me quello che nell’ articolo viene definito come intenzione  per me è finalità o il perché.

Mi spiego meglio: avere l’intenzione per me corrisponde ad avere un buon proposito, esempio, un comico sale sul palco con l’intenzione di far ridere, ma non è detto che ci riesce.

Quindi l’intento nel mio modello del mondo è: intendo fare qualcosa, ma non è definito il come farlo e difficilmente cose non definite vanno a buon fine.

La finalità è la motivazione e quindi, il perché è importante per ME emi fa prendere delle decisioni sul fare alcune cose, avere determinati comportamenti, faccio alcune scelte piuttosto che altre.

Porto un mio esempio personale: io voglio sentirmi bene con me stesso, avere le giuste energie, per poter affrontare al meglio le mie giornate e ottenere più risultati.

Questa è la mia finalità, quello che per me è importante e mi da motivazione, cioè un motivo per compiere un’azione.

Sulla base di questo faccio delle scelte su cosa devo fare o non fare per ottenere quella situazione.

Faccio un check di quali sono i contesti e emerge questo:

  • Benessere fisico/allenamento
  • Alimentazione
  • Riposo
  • Organizzazione delle attività
  • Relazioni

Definite le aree principali, definisco il cosa comporta la mia finalità all’interno dei contesti della mia vita che ho selezionato.

Quindi vado a definire gli obiettivi punto per punto. Per me questo passaggio è fondamentale per poi riuscire nel soddisfare il mio perché.

Gli obiettivi aiutano a contestualizzare cosa fare per soddisfare nel concreto la mia finalità. Secondo me, come si evince nell’articolo, la finalità (intenzione) è una cosa importante, è fondamentale per strutturare i propri obiettivi e soprattutto raggiungerli.

Consapevole della mia finalità, definisco gli obiettivi nei contesti che ho identificato. Diverso se non conosco la mia finalità e parto dagli obiettivi devo capire diversi aspetti se l’obiettivo è “giusto” per me.

Devo definire due cose per capire se quello che mi prefiggo è motivante, oppure devo riconsiderare la meta.

La prima cosa che valuto è: perché è importante questo obiettivo per me?

Voglio condividere un esercizio per partire dall’obiettivo e arrivare alla finalità della persona.

L’esercizio che faccio si chiama “i 5 perché”.

Ti porto il mio esempio partendo dall’obiettivo, risalendo fino alla finalità.

Funziona cosi, stabilisci il tuo obiettivo, nel mio caso è:

Voglio pesare 92Kg ed avere un fisico atletico.

Ok! stabilito l’obiettivo si parte, pronto?

Primo perché!

-Perché è importante per te ” il tuo obiettivo”?

Per me è importante perché mi sento meglio fisicamente.

-Perché è importante per te “sentirti bene fisicamente”?

Per me è importante sentirmi bene perché mi fa sentire a mio agio con me stesso e con gli altri.

-Perché è importante per te “sentirti a tuo agio conte stesso e con gli altri”?

Per me è importante sentirmi a mio agio con me e gli altri, perché aumenta la mia autostima.

-Perché è importante per te “aumentare la tua autostima”?

Per me è importante aumentare la mia autostima, perché quando stimo me stesso mi sento più energico. e ottengo più risultati.

-Perché è importante per te “sentirti più energico”?

Per me è importante sentirmi più energico perché ottengo più risultati.

Quando ritieni utile stabilire obiettivi e finalità, puoi fare questo esercizio per ogni tuo obiettivo. Alla fine la tua vita cambierà completamente prospettiva.

David_Simbolotti_Cima

16
Gen

Lo sport per i Giovani

Sempre più spesso mi  capita di confrontarmi in palestra con adolescenti e genitori.  Sempre più spesso noto alcune dinamiche, all’interno della palestra, che impediscono ai giovani di apprendere gli insegnamenti dello sport.

Mi trovo davanti a pretese di ragazze adolescenti, che portano la firma dell’insuccesso,  di una vita futura non solo in salita, ma anche con la mancanza di strumenti per poterla affrontare. Tutti sappiamo cosa accade quando non hai una struttura personale stabile da adulto.

In sostanza quello che manca ai giovani oggi è di ritrovare i propri valori nello sport, viene a mancare quella passione, quel voler partecipare e contribuire anche senza  entrare in campo per tutta la partita.

Lo sport viene meno del suo risultato agonistico “perché mancano i perché” di chi lo pratica. Spesso sono anche gli allenatori che non trasmettono i  valori nei propri insegnamenti, i genitori che si accontentano di dire “mia figlia è così” oppure pretendo il massimo senza considerare cosa è importante per la figlia.

Quello che mette le persone nella condizione di dare tutto per ottenere qualcosa è la forza delle decisioni, prendere una decisione vuol dire escludere ogni altra possibilità. Dobbiamo iniziare a far prendere delle decisioni ai giovani che portino con se la passione e la consapevolezza di poter dare tanto e ottenere di più.

In molti casi appena viene proposto qualche esercizio nuovo che abbia solo una variante in più del conosciuto la prima espressione che ci danno è: non ci riesco.

Probabilmente quel “non ci riesco” è un mettere le mani avanti, sai perché? Perché hanno paura di sbagliare. Ti invito a fare una domanda ai tuoi atleti, alunni o figli:

Durante un esercizio o partita, chi mentre gioca ha paura di sbagliare?

La risposta la puoi immaginare, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Si in realtà quella paura è scaturita dal giudizio degli altri, gli adolescenti si sentono continuamente sotto esame e questo comporta delle implicazioni. Da parte loro non faranno mai autonomamente quel passo nel vuoto se non sono sicure di riuscire nell’impresa.

Considerando la fase di crescita dove si trovano (qui puoi approfondire l’argomento “scaricando gratuitamente il mio e-book: Allenare con il Coaching”) noi possiamo fare molto. Il primo passo da compiere è fargli fare quel passo nel vuoto, soprattutto alle ragazze, perché sono più restie a buttarsi (qui puoi approfondire la differenza tra ragazzi e ragazze). Quando non lo fanno siamo noi istruttori, insegnanti o genitori a doverli “spingere nel vuoto” con una particolare attenzione: alcune volte noto comportamenti severi per spronare, anche rimproverandoli, purtroppo tranne in pochissimi casi non fanno quel “passo nel vuoto” o lo fanno con timore maggiore perché verranno ripresi se non ci riescono.

Bisogna essere fermi sul fatto che dovranno affrontare quella situazione imponendola, ma bisogna anche fargli capire che noi siamo con loro per farli migliorare, non per giudicarli. Bisogna essere pretenziosi per il loro miglioramento, la loro crescita. Diteglielo: io so che lo puoi fare e finché non lo fai “restiamo” qui! Dai forza brava, ora migliora questo, dai ancora una volta! Migliora questo particolare.

Eliminate tutte quelle considerazioni che danno giudizio agli atteggiamenti dell’adolescente: se non hai voglia di farlo…. non ti impegni abbastanza…. cose di questo tipo.

Il momento in cui riesce, festeggiate con lei o lui che sia, dategli il cinque! Ditegli bravo! Vedi che questo lo puoi fare! Portatelo a farlo di nuovo, per due tre volte e poi lasciatelo andare da solo, osservandolo da lontano e quando lo farà bene nuovamente fategli capire che ci siete perché probabilmente vi chiederà: mi hai visto l’ho fatto bene?

Nella sua testa in realtà sarà: sono stato bravo, dimmelo che ne ho bisogno.

2
Ago

3 passi per formare una squadra forte….

Partiamo da quello che è il concetto Generale di Squadra: 2 o più persone che lavorano per un obiettivo comune.

Questa è la base da cui partire, un obiettivo comune. L’obiettivo deve essere comune, non solo dell’allenatore e non solo dell’atleta.

Può accadere che in alcune squadre (non la tua, ovvio, ma in altre squadre che tu conosci) si identifica come obiettivo di squadra, vincere il campionato.

Ora! senza cadere nella filosofia, Ma nella mia esperienza la classifica NON è un obiettivo, mi spiego meglio: la classifica a mio avviso è una conseguenza di una serie di situazioni che unite portano al massimo risultato.

In ogni caso, puoi considerare il fatto di poter raggiungere la parte più alta della classifica come obiettivo secondario, e lavorare su un obiettivo Primario che possa essere un mezzo per ottenere il secondo.

FORMULA UN OBIETTIVO COMUNE A TUTTI.obiettivo

Formulare un obiettivo comune a tutti vuol dire che: dipende solo da voi, ogni atleta e/o allenatore è diretto responsabile dei passi da fare per raggiungere l’obiettivo.

Ad esempio: avere una percentuale di ricezione positiva che sia superiore al 60%, oppure la positività del contrattacco deve essere del X% o la battuta deve aver una efficacia del…. Purché sia di squadra e condiviso dalle atlete.

A questo vanno aggiunti almeno 2 o 3 obiettivi tecnici individuali che siano concordati e COMPRESI dall’atleta. al fine di avere una direzione unica da percorrere durante la stagione.

COMUNICARE CHIARAMENTE.Comunicazione 2

Al di fuori di tutte le tecniche di comunicazione di cui posso parlare, in tutti questi anni ho compreso solo una cosa:

parla sinceramente!

Si hai capito bene, il parlare sinceramente fa chiarezza nella testa delle persone e crea aspettative livellate alle situazioni che si affronteranno o in che modo dovranno essere gestite.

Ho conosciuto tantissimi allenatori che dividono il gruppo in  Giocatori Titolari e Giocatori Riserve, per non parlare di chi le seconde linee le chiama addirittura sparring …. Ho i brividi!! (nel mio modo di vedere la gestione poi ognuno fa come meglio crede)

Fatta la premessa che non è sbagliato dividere titolari da riserve, Ma gli atleti devo avere chiaro,limpido e cristallino, nel modo più assoluto possibile, il loro ruolo e quali funzioni avrà durante la stagione.

Se questo passaggio non c’è, probabilmente avrete problemi durante l’anno o alla fine dell’anno potreste trovarvi senza una squadra in palestra.

VALORIZZA I TUOI GIOCATORI.Valorizzare

Una delle cose che porta avanti la motivazione nel lavoro, sta nel fatto che quello che fai venga riconosciuto. Spesso però, come allenatori, ci troviamo davanti a situazioni che non funzionano o che i giocatori non riescono ad affrontare.

Quindi gli atleti si deprimono per una mancanza di successi individuali diminuendo l’entusiasmo e perdendo di vista il miglioramento, ovviamente non tutti gli atleti, ma capita a tanti. In che modo si possono valorizzare gli atleti anche quando non riescono? c’è una strategia di comunicazione che basandosi sul feed back porta l’attenzione dell’atleta alla soluzione, rendendolo più efficace.

Si tratta trovare quello che di buono c’è nel suo errore e, partendo da quello si da un miglioramento. Esempio: il tempo di salto era buono la cosa che puoi migliorare è il colpo sulla palla.

Qui come hai notato non si parla di errori ma di cosa e fatto bene e di miglioramento.

Se vuoi approfondire questa tecnica clicca qui.

Questi tre semplici passi ti permettono di creare una base concreta e solida nella tua squadra e tutto questo dipende da te e dalla tua gestione.

Quando vuoi conoscere le strategie che un allenatore può mettere in pratica per far rendere di più i propri atleti e come valorizzare di più il suo lavoro in palestra CLICCA QUI

 

29
Mar

il giudizio pregiudica

Quando in campo scendono giocatori o giocatrici con abilità diverse, il giudizio pregiudica la prestazione, soprattutto nel giovanile si entra nell’atteggiamento di giudicare gli errori degli altri. Questa mentalità di porre l’attenzione su gli altri e non su noi stessi è pericolosissima.

Tmauro_berrutoi dico questo perché questa situazione crea, se non presa in tempo, delle convinzioni dannose per il gruppo. Nella mia esperienza da allenatore ho ritrovato spesso questa dinamica e nel tempo ho compreso ciò che veramente accade e cosa ne scaturisce. Queste dinamiche portano poi a uno sgretolamento del contesto di squadra, togliendo entusiasmo e limitando drasticamente il livello di gioco. Beh! Le conseguenze le puoi immaginare.

Può accadere che il giocatore che giudica, venga sostituito, ma questo non lo aiuta a comprendere la situazione, anzi, probabilmente il suo pensiero sarà: lui/lei sbaglia e cambia!! secondo te cosa accade dopo che l’atleta ha fatto questo pensiero?

Che l’allenatore ha preferenze, che l’allenatore c’e l’ha con lui, posso continuare per un po’, ma credo che tu abbia compreso di cosa sto parlando.

Il momento in cui si pone l’attenzione su gli errori che commettono gli altri, inevitabilmente si perde la percezione di quello che facciamo noi direttamente. In pratica si smette di giocare, dal momento in cui pensiamo a giudicare gli altri non pensiamo più a noi stessi e, poi troviamo degli alibi per giustificare il nostro errore (clicca su “alibi per giustificare il nostro errore” per vedere il video).

Bisogna far prendere consapevolezza agli atleti che, chi è più bravo lo deve dimostrare. Chi ha più abilità può fare la differenza rispetto a chi ne ha di meno, senza scuse. Chi ha una capacità e non la usa è come non averla, quindi equivale a chi non è capace. Se sei un allenatore motiva le tue atlete o i tuoi atlete a essere elementi di sicurezza per la squadra e lavora sul fagli togliere il giudizio. Se invece sei un atleta, dimostra senza giudicare, così puoi dare un vero contributo di valore alla tua squadra.

Ti auguro buon allenamento!

David

7
Dic

Una Storia Da Volley And Mental Coach

Oggi voglio raccontarvi una storia di  Volley And Mental Coach. Prima di tutto voglio ringraziare la protagonista di per la sua disponibilità nel rispondere alle domande.
Una mattina vengo chiamato da una mia amica, preparatrice atletica in una squadra di B2 di pallavolo femminile a Roma, che mi dice:

“Da’! ! la prima palleggiatrice della nostra squadra ha una difficoltà. Non riesce più a palleggiare in zona 4. Tu puoi fare qualcosa?”

La risposta a questa domanda la lascio direttamente alle parole della protagonista, Flavia.


Ciao Flavia, prima di entrare nel dettaglio del racconto, parlaci velocemente di te.

Ciao sono Flavia, ho 22 anni e gioco a pallavolo da una vita, almeno 15 anni, iniziando dal super mini volley fino a partecipare ai campionati di serie C e B2. Quest’anno gioco in B2 come palleggiatrice.

Cosa rappresenta per te la pallavolo?
Per me la pallavolo ormai è tutta la mia vita, senza di lei non saprei proprio che fare. Mi ha insegnato tante cose formandomi come persona, mi ha permesso di crescere in un ambiente sano e a togliermi tante soddisfazioni, ho imparato il significato della parola “sacrificio” e tantissime altre cose. Inoltre mi ha regalato tantissime belle amicizie e coltivo ormai da anni.

Quando mi hanno chiamato non sapevo bene cosa ti fosse accaduto, quando te lo raccontano gli altri non è mai diretta la motivazione. Ci vuoi raccontare cosa ti è accaduto?

.
Quasi alle porte dell’inizio del campionato ho avuto un problema, ho dovuto combattere contro me stessa perché avevo un blocco psicologico; non riuscivo più a fare quello che mi viene spontaneo e naturale da moltissimi anni, più mi sforzavo da sola ad uscirne, più non riuscivo a fare nulla. Mi ero fissata su qualcosa che stava solamente nella mia testa e non riuscivo neanche a credere come questa cosa fosse possibile. L’ho vissuta male, malissimo in primis per me stessa perché non riuscivo più a giocare e, di conseguenza, a divertirmi e poi mi sentivo in difetto nei confronti delle mie compagne e della società che credono in me. Era come se avessi paura di giocare, quello che mi è successo è anche difficile da spiegare perché, mi sono trovata per la prima volta davanti a questa cosa e non so neanche io il motivo, ma è capitato. Non riuscivo ad alzare in posto 4 ….

Inizialmente ho provato a superare questo momento di difficoltà da sola, pensando che magari era un momento. Con il passare delle settimane però non migliorava nulla, anzi, il mio stato d’animo peggiorava. Poi mi hanno parlato di te e ho pensato che dovevo assolutamente incontrarti perché da sola non riuscivo farmi passare niente. Ti ho conosciuto e parlato  per la prima volta dopo una partita e non sapevo minimamente che cosa mi avresti detto o cosa mi avresti fatto fare.

Sicuramente un lavoro diverso da quello che una persona si aspetta di fare, soprattutto con un Mental Coach. Qual’è stata la sensazione che hai avuto a lavorare con me ? 

Lavorare con te mi è stato utilissimo, non nascondo che inizialmente quello che mi dicevi e facevi fare mi risultava strano, ma ho avuto piena fiducia e ci ho creduto sempre e lavorando tanto insieme a te sono, finalmente, riuscita ad uscire dal trip (viaggio) che mi ero fatta da sola. Lavorare con te è stato anche divertente, anche perché più ti seguivo più mi sentivo meglio e di conseguenza stavo tornando quella che sono.

Una delle cose importanti in generale è credere in ciò che si fa. Quando ti sei resa conto, che stavi migliorando?

I risultati, almeno per me, si sono cominciati a vedere già dopo una settimana di lavoro. Ma ho risolto definitivamente dopo poco più di 2 settimane. Calcolando che stavo in quelle condizioni di malessere da più di due mesi è stato un ottimo risultato!

La consapevolezza di aver raggiunto il risultato desiderato è la fine del problema.

Cosa consigli a chi gioca a pallavolo?

Mi è stato utile, non tutti i mali vengono per nuocere e sono contenta di aver potuto fare questo lavoro con te.

 

Lo consiglierei a chiunque voglia migliorarsi, non si deve avere per forza un problema per fare questo tipo di lavori, inoltre può essere utile non solo nell’ambito sportivo.

Ho imparato molte cose soprattutto su me stessa, David mi ha aiutato a capire che tutto quello che mi serve è già dentro di me, me ne dovevo solo rendere conto.

Grazie Flavia.

David Simbolotti

4
Lug

ALLENA-MENTE

Ciao, oggi voglio parlare di quanto sia importante allenare la mente, non solo nella prestazione sportiva come si potrebbe pensare, ma la si può allenare in tutto quello che è la quotidianità. Proprio come un allenamento fisico la nostra mente migliora i suoi processi e condiziona i nostri risultati, pensate all’effetto placebo. Quindi possiamo dire che se miglioriamo la qualità dei nostri pensieri, miglioriamo la qualità dei nostri risultati. Voglio fare una riflessione: tutto nasce da un pensiero che ci porta ad un’azione, a sua volta quell’azione genera un risultato al quale noi diamo un significato/valore, quindi una convinzione nei confronti di una situazione. Dal momento che il risultato soddisfa le nostre aspettative o meglio, ci fa prendere consapevolezza che siamo in grado di affrontare in modo ottimale quel tipo di contesto il nostro modo di pensare diventa sempre più determinato e positivo nei confronti di quella situazione, di conseguenza migliorano le nostre azioni ed a cascata i nostri risultati, così via, generando una “mentalità vincente”. Questo implica che, se ci trovassimo in una situazione dove i pensieri non sono positivi, le nostre azioni probabilmente saranno poco efficaci ed i risultati scadenti, la conseguenza di ciò è che la nostra convinzione sarà che in quel contesto o situazione, non ci sentiremo all’altezza e così ci priviamo di viverla, solo perché ci siamo convinti di non saper fare una cosa. Tu alleni la tua mente?

 

20
Giu

LA MENTE ESALTA “SULLA” TUA PRESTAZIONE

Ho frequentato sport praticamente per tutta la mia vita, ed ho sempre sostenuto che la nostra “testa” spesso spesso sia lei a decidere il risultato della nostra prestazione. Ho praticato molti sport, tra cui nuoto, atletica leggera (salto in alto e giavellotto), badminton, calcio ed in fine quello per cui mi sono innamorato: la pallavolo. In quest’ultimo ho messo tanta passione che ancora mi accompagna. Nel mio percorso sportivo ho sempre ritenuto che la determinazione e il carattere fossero alla base del risultato sportivo, ma ricordo che in alcuni casi la mia prestazione sportiva cambiava a seconda del mio stato d’animo, nel momento che accadeva un qualcosa, migliorava la mia determinazione oppure mi innervosivo e perdevo lucidità. Ecco! In PNL Programmazione Neuro Linguistica la situazione scatenante si chiama Kicker, cioè, quello che fa scattare i processi mentali chiamati strategie che ogni persona attua in ogni situazione. Ho conosciuto un ragazzo, lui gioca a beach volley, che nel parlare di esaltazione mi disse: per entrare carico in campo, a me servono due cose fondamentali, il pubblico e un avversario forte (che lui reputi forte) altrimenti la mia prestazione anche tecnica è limitata e rischio anche di perdere con chi è meno forte di me… 

secondo voi, risulta vincente limitarsi solo perché si è convinti che l’avversario non sia forte?
 a voi cosa serve per caricarvi “a molla” prima di affrontare una situazione dove la vostra prestazione è fondamentale?
riesci ad essere determinato in tutte le situazioni?
Sapete che il coaching riesce a farvi applicare la stessa “strategia” , con la quale riuscite ad ottenere ottimi risultati,  ad una situazione in cui non riuscite ad ottenere risultati? 
13
Dic

Mental Coach: incontro con David Simbolotti di Evoluzione Sport

Il coaching è una strategia di formazione, nata in America, che si pone l’obiettivo di aiutare la persona ad acquisire una maggiore competenza professionale e a superare barriere che ostacolano il miglioramento della sua performance. Negli ultimi anni anche in Italia si è sviluppata questa disciplina. In particolare, il mental coach David Simbolotti, di Evoluzione Sport, applica conoscenze acquisite, in particolare nel mondo dello sport.

Buongiorno David e grazie per essere qui per parlare di coaching. Innanzi tutto, vista la mia poca conoscenza sull’argomento, ti prego di parlarmi, in generale, di questo tipo di formazione.

Ciao Valerio, grazie per l’opportunità di poter parlare del coaching e della figura del mental coach, ancora poco conosciuta in Italia, ma di grande impatto in tutti gli ambiti della vita quotidiana e quindi anche lavorativa e sportiva.

Il coaching è una strategia di formazione che aiuta le persone a raggiungere i propri obiettivi , ponendo al centro l’individuo attraverso un cambiamento o una trasformazione al fine di migliorare le capacità dell’individuo stesso, così da facilitare il raggiungimento dell’obiettivo.

La figura preposta a questo è, come hai accennato, il mental coach. Cosa fa, praticamente un mental coach e come lo si diventa?

 Parlando di sport, un mental coach da gli strumenti necessari all’atleta per superare i propri limiti e raggiungere gli obiettivi, considerando che spesso ci convinciamo di non essere in grado andare oltre alcune situazioni o migliorare le proprie prestazioni, perché pensiamo di non essere all’altezza.

Come diceva lord Cromwell: “ se fate le stesse cose che avete sempre fatto, ottenete gli stessi risultati che avete sempre ottenuto”.

Le tecniche, utilizzate dal mental coach, portano l’atleta a rendersi conto che le proprie convinzioni sono solo dei limiti depotenzianti e non la vera realtà.

Per diventare mental coach bisogna affrontare un percorso formativo intenso, indirizzato, in primis, verso se stessi e in seguito verso coloro che ne hanno bisogno. Il percorso di formazione, in realtà, non finisce mai, considerando che la natura dell’uomo è evolversi e quindi si è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi obiettivi da raggiungere.

Perché hai scelto di diventare mental coach?

 Sono da 30 anni nel mondo dello sport, avendo iniziato già a 5 anni a muovere i primi passi in palestra. Ho praticato diverse discipline sportive, acquisendo così importanti nozioni sullo sport e sulle differenze delle varie discipline, sia fisiche sia mentali. Con la mia maturazione personale, mi sono reso conto come l’aspetto mentale fosse determinante per migliorare l’aspetto fisico e quindi tecnico, sia nella fase di apprendimento sia in una fase di tecnica evoluta. Diventato allenatore, attraverso corsi di formazione tecnica, mi sono reso conto della necessità di lavorare anche e soprattutto l’aspetto mentale, considerando che, fino a quel momento, nessuno lo aveva mai considerato o comunque lo aveva fatto in maniera generica e priva di basi concrete. Inoltre, ho sempre sostenuto che lo sport è una metafora di vita, i miglioramenti che si possono ottenere in palestra, portano risultati anche fuori, nella vita quotidiana. Per questo è necessario superare i propri limiti e migliorare la qualità della propria vita.

Quest’anno hai applicato questa strategia in una squadra di pallavolo giovanile. In che modo hai aiutato questi ragazzi e quali sono stati gli obiettivi raggiunti?

 Quest’anno ho lavorato con un gruppo di ragazzi alla prima esperienza pallavolistica o comunque con una breve storia sui campi. Quindi il mio obiettivo è stato trasformare i loro limiti, dettati dall’inesperienza, in opportunità, facendo capire loro che ponendosi in maniera negativa o comunque sentendosi perdenti di fronte ad avversari apparentemente più esperti, non avrebbero mai capito realmente il loro valore e le loro capacità, limitando il loro miglioramento tecnico e quindi la loro crescita come atleti.

Parliamo di rugby, in che modo un mental coach può aiutare una squadra di rugby?

 Le difficoltà da affrontare sono soggettive, quindi differenti in ogni singola realtà, anche e soprattutto nel rugby, sport di contatto, dove l’essere determinati è fondamentale in diversi aspetti, dall’impatto, ai placcaggi, alla voglia di essere vincente nel gestire ogni situazione di gioco e aver sempre il focus sull’obiettivo. Quindi, lavorare sia sul singolo sia sulla squadra.

Grazie mille a David per la sua disponibilità, per maggiori informazioni potete andare su www.evoluzionesport.it

 

Fonte: http://www.nprugby.it/mental-coach-incontro-con-david-simbolotti-di-evoluzione-sport/

 

12
Dic

Coaching: parliamo di sviluppo personale

Appuntamento con il Coaching: parliamo di sviluppo personale.

Fonte: Agenda Moderna – dicembre 2014

10801743_864502100236365_802949545755121453_n